Il 73% delle attività denuncia un peggioramento negli ultimi tre anni. Confcommercio Sud Sardegna lancia una strategia condivisa per rilanciare i centri storici e fermare la chiusura delle botteghe
Centri storici sempre più fragili, negozi che chiudono, locali sfitti e un tessuto commerciale che rischia di perdere la propria funzione economica e sociale. Da Sant’Antioco parte una nuova chiamata all’azione per contrastare la desertificazione commerciale e costruire una strategia condivisa per il futuro delle città.
Si è tenuto nella sala del Consiglio comunale il convegno “Centri storici: analisi e futuro”, promosso da Confcommercio Sud Sardegna insieme ai Centri Commerciali Naturali del territorio. L’iniziativa rappresenta la naturale prosecuzione del percorso avviato a Cagliari e punta a raccogliere idee, strumenti e buone pratiche già sperimentate in Italia e all’estero per restituire centralità al commercio di vicinato.
Ad aprire i lavori il presidente di Confcommercio Sud Sardegna, Marco Mainas, che ha ribadito la necessità di affrontare con urgenza il tema del futuro delle città e del commercio di prossimità.
L’incontro, moderato dal direttore di Confcommercio Sud Sardegna Giuseppe Scura, ha messo al centro i numeri e le trasformazioni economiche che stanno interessando il Sulcis.
Il segretario generale della Camera di Commercio di Cagliari-Oristano, Cristiano Erriu, ha fotografato una situazione complessa. Nel Sulcis operano circa 3.800 imprese e 420 pubblici esercizi; commercio e turismo generano complessivamente il 23% del Pil provinciale, ma nell’ultimo decennio il numero delle imprese è diminuito del 12%.
“Assistiamo a una lenta agonia del commercio tradizionale e a una mutazione della consistenza urbanistica delle città, con un aumento dei locali sfitti e dei vuoti commerciali. Tuttavia il territorio dispone di asset straordinari, dall’archeologia alla cultura, che possono diventare leve decisive per la rigenerazione urbana e per una nuova economia dei centri storici, ha sottolineato Erriu.
A Sant’Antioco, al 31 marzo 2026, risultano registrate 1.025 imprese, di cui 857 attive. Oltre un quarto è rappresentato da imprese femminili, mentre quelle giovanili incidono per il 5,3%. Nel comparto commercio sono presenti 231 imprese registrate, ma senza nuove iscrizioni. Un dato che evidenzia una dinamica preoccupante: le chiusure non vengono compensate da nuove aperture.
Particolarmente significativo il peso del sistema turistico, con 203 attività legate al comparto, tra cui 138 imprese della ristorazione, 38 strutture ricettive, 13 imprese di trasporto, 9 agenzie di viaggio e 5 attività ricreative.
Nel corso dell’incontro Carlo Lai, imprenditore locale, ha illustrato i risultati dell’indagine condotta tra gli operatori del centro storico.
Più della metà delle attività presenti a Sant’Antioco opera da oltre vent’anni e rappresenta un patrimonio identitario consolidato. Il 20% delle imprese ha scelto di diversificare la propria offerta introducendo attività culturali o servizi aggiuntivi per rispondere ai cambiamenti del mercato.
Il dato più allarmante riguarda però l’andamento economico: il 73% degli operatori dichiara un peggioramento negli ultimi tre anni, mentre soltanto l’11,5% segnala una crescita e il 15,4% una situazione stabile.
“Le realtà che mostrano segnali positivi sono quelle che hanno investito in formazione e hanno saputo integrare attività online e offline. Oggi innovazione e contaminazione tra settori rappresentano una delle chiavi per continuare a competere”, ha spiegato Lai.
Il vicepresidente vicario di Confcommercio Sud Sardegna, Emanuele Frongia, ha ricordato come in Italia negli ultimi dieci anni siano scomparse 156 mila attività commerciali tra negozi in sede fissa e ambulanti.
“Il commercio di vicinato non è soltanto economia: è presidio sociale, identità e qualità della vita delle nostre comunità. Le numerose chiusure registrate negli ultimi mesi impongono una risposta immediata e condivisa. A Sant’Antioco abbiamo presentato un Patto per il rilancio del commercio che nasce direttamente dalle esigenze espresse dagli operatori. Esiste già una forte volontà di arrivare nei prossimi giorni a un documento comune”, ha dichiarato Frongia.
Tra le proposte emerse figurano la creazione di un Distretto del commercio, incentivi contro gli sfitti per favorire l’insediamento di giovani imprenditori, programmi di digitalizzazione per le microimprese e una formazione permanente dedicata al commercio e all’accoglienza turistica.
Il sindaco di Sant’Antioco, Ignazio Locci, ha evidenziato l’impegno dell’amministrazione comunale sul fronte dell’animazione territoriale.
“Se siamo capaci di progettare insieme e mettere in campo azioni concrete possiamo ottenere risultati importanti. Il Comune investe ogni anno circa un milione di euro in iniziative di animazione territoriale. Nonostante il calo registrato a livello generale, Sant’Antioco ha saputo contenere la flessione e oggi siamo pronti a lavorare a un documento condiviso con tutte le istituzioni e le categorie economiche”, ha affermato Locci.
L’assessore regionale al Turismo, Artigianato e Commercio Franco Cuccureddu ha posto l’accento sulle trasformazioni dell’economia sarda.
“Il turismo sta registrando numeri straordinari, con una crescita del 34% in due anni e del 15,6% nell’ultimo anno, ma la nostra sfida resta la destagionalizzazione. Non possiamo più limitarci ai mesi di spalla: dobbiamo costruire nuovi prodotti turistici capaci di attrarre visitatori durante tutto l’anno. Archeologia, cultura e identità possono diventare elementi decisivi per sostenere i territori e il commercio locale”, ha sottolineato Cuccureddu.
L’assessore ha inoltre richiamato l’attenzione sulle dinamiche demografiche della Sardegna, caratterizzate da un progressivo invecchiamento della popolazione e da una domanda di consumo sempre più diversa rispetto al passato.
Dal confronto è emersa con forza la necessità di ripensare i centri storici non solo come luoghi del commercio, ma come spazi di comunità, cultura e socialità.
Il percorso promosso da Confcommercio Sud Sardegna proseguirà con nuove tappe sul territorio con l’obiettivo di trasformare dati, analisi e buone pratiche in strumenti concreti per il rilancio delle città e del commercio di prossimità.